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Convivere senza uno Stato

Aprile 17, 2026 – 8:57 pm | Commenti disabilitati su Convivere senza uno Stato

In ottant’anni di esistenza lo Stato di Israele ha trasformato una moltitudine di migranti e profughi alla ricerca di un ”focolare” in una falange di criminali. Israele è la Sparta del terzo millennio: tutti i suoi cittadini, maschi e femmine, sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle attività militari.Nonostante l’impegno ammirevole di alcune organizzazioni, per lo più israelo-palestinesi contrarie Oggi, dopo …

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Attualità e politica »

Maschi in guerra

Gennaio 5, 2026 – 11:58 am | Commenti disabilitati su Maschi in guerra

E’ in corso su giornali e social (ne seguo pochissimi) un dibattito sul rapporto tra guerra e maschilismo. E’ questo la causa principe di quella? La confutazione più cretina di un nesso evidente è che a promuovere, guidare e combattere guerre ci sono state e ci sono anche tante donne. La questione non sta lì perché a mediare il rapporto tra la guerra e le posture aggressive attribuite al genere maschile c’è un sistema di dominio: diffuso, gerarchico e flessibile, che ha fatto da supporto alle più diverse formazioni sociali sia nel tempo che nello spazio: schiavismo, feudalesimo, capitalismo, socialismo… Ma è un sistema che ha le sue radici profonde nel dominio degli uomini sulle donne, storicamente connesso alla rivendicazione della paternità biologica, garantita solo dal possesso in forma esclusiva di una o più donne: modello, peraltro, di tutte le altre forme di possesso, proprietà o dominio; sugli animali, su altri uomini, sulle terre, su beni, materiali e non, su interi popoli… E’ per sostenere tutte quelle forme dominio che si fanno le guerre.

Nelle società matrilineari (dove figlie e figli crescono nella famiglia o clan della madre) del neolitico soppresse dal sopravvento del patriarcato e in quelle sopravvissute fino ai giorni nostri, violenza e guerra sembrano essere state eccezioni. E nelle guerre in corso come in quelle del passato sono state sì coinvolte tante o tutte le donne. Ma in quanto oppresse, e “possesso” altrui – pur ai diversi livelli gerarchici della loro collocazione sociale – le donne hanno quasi sempre vissuto le guerre più come imposizione che come scelta; e con ben poche possibilità di far valere la loro contrarietà.

E’ questo uno dei dati costitutivi del patriarcato, il sistema di dominio di cui il femminismo degli ultimi decenni ha svelato attualità (non è solo un retaggio del passato) e pervasività (impronta di sé tutti i rapporti sociali). La cultura femminista lo ha minato e indebolito, pur con pesanti contraccolpi, come la moltiplicazione dei femminicidi e la riscossa dei fondamentalismi sia islamici che cristiani, dichiaratamente maschilisti. Per questo è una battaglia destinata a protrarsi ancora a lungo: un rovesciamento radicale del sistema non è certo alle viste.

Di questa insorgenza gli uomini sono il bersaglio; ma la strada per minare la cappa di un sistema di dominio che, ai rispettivi livelli gerarchici, imprigiona anche tutti loro non è certo quella di “diventare femministi”. Possiamo e dovremmo impegnarci a cercare di dissolvere il “mandato di virilità”: la pressione, sia reale che immaginaria, che ciascuno di noi subisce (ma al tempo stesso esercita) da parte di un collettivo di altri maschi, anch’esso sia reale che immaginario, perché esibisca i tratti connessi al genere a cui siamo ascritti. Una pressione sottoposta a continue “verifiche”, spesso inconsapevoli, che includono ostentazione e pratica, anche solo simboliche, di varie forme di violenza contro le donne. E’ lì che risiedono, anche, le radici della guerra. Sradicarle è un compito infinito di cui non si vede per ora la fine.

“Ma le guerre ci sono sempre state! C’è sempre un aggressore e un aggredito, un nemico da cui difendersi, degli amici con cui coalizzarsi; perché dovrebbero scomparire proprio ora?” Per due ragioni di fondo: perché con le armi di oggi la guerra ha prima o poi per sbocco obbligato la distruzione dell’umanità, che mai prima era stata prospettata. E perché è un’arma di distrazione di massa che azzera lo sforzo di contenere la crisi climatica e ambientale: una minaccia che mai si era presentata prima. Femminismo e cultura postcoloniale hanno fornito a oppressi e oppressori gli strumenti per tentare un’inversione di rotta.

Il rapporto tra violenza sulle donne e guerra è stato riproposto da Adriano Sofri come metafora dell’aggressione all’Ucraina, come rivalsa di un marito tradito che, a costo di sopprimerla, continua a considerare sua la nazione che lo vuole abbandonare. Certo, c’è un uomo al comando, Putin, maschio, bianco, narciso, con una schiera di cortigiani che lo sostengono. Ma dall’altra parte non c’è una donna violata; non c’è “una nazione”, e meno che mai una patria, bensì una congerie, non molto diversa da quella di Putin (d’altronde hanno le stesse origini, non molto lontane…) contrassegnata dalla massiccia presenza di ladri di Stato, nazisti di Stato, oppressori di Stato delle minoranze, reclutatori di Stato impegnati a catturare per strada – con metodi non diversi da quelli di Trump con gli immigrati –  giovani renitenti: per spedirli al fronte senza addestramento, senza attrezzatura, senza armi adeguate, con poche speranze di sopravvivere. Poi, accanto ai molti soldati, ma sempre meno, impegnati da quattro anni al fronte in una resistenza senza futuro, ci sono migliaia di vedove e orfani di guerra e altre migliaia di donne e bambini che vorrebbero evitare la stessa sorte e milioni di persone fuggite all’estero decise a non tornare. L’alternativa alla guerra è la dissoluzione di quella falsa unità nazionale. Dall’altra parte del fronte c’è chi lavora allo stesso fine, con difficoltà anche maggiori. Ma qualcuno deve pur cominciare! Qui da noi, con il privilegio (ma potrebbe durare poco) di non esserne direttamente coinvolti, l’impegno in quella direzione dovrebbe essere anche maggiore.

Fare la guerra ai migranti fa male a tutti

Dicembre 16, 2025 – 5:25 pm | Commenti disabilitati su Fare la guerra ai migranti fa male a tutti

E’ inutile girarci attorno. L’affermazione delle destre sovraniste autoritarie e razziste è ovunque riconducibile al rigetto dell’immigrazione, al rifiuto del profugo, del migrante, dello straniero povero (quello ricco è sempre bene accetto). Non alla dissoluzione delle sinistre, quanto a una percezione diffusa che con la crisi climatica – anche per chi la nega, pur sapendo che c’è – su questa Terra non …

Guerre e militarizzazione, il tempo di agire è ora!

Dicembre 9, 2025 – 6:52 pm | Commenti disabilitati su Guerre e militarizzazione, il tempo di agire è ora!

Il vecchio continente… deve reagire, a cominciare da una vera Unione della Difesa, costruendo un’Unione federale e difendendo l’Ucraina. Così, in un’intervista di Repubblica a Daniel Cohn Bendit, che così conclude: “Spero che gli storici futuri (ma ci saranno? ndr) potranno dire che l’Europa ha vinto contro il mondo del male, ossia gli Usa, la Russia e la Cina’” (e tutto o quasi …

Sesso, passioni e sentimenti. Chi educa chi?

Novembre 17, 2025 – 9:45 pm | Commenti disabilitati su Sesso, passioni e sentimenti. Chi educa chi?

Il dibattito in corso (da anni) sull’educazione sessuale (e sentimentale) nelle scuole ha implicazioni che vanno al di là del mondo della scuola: investe le radici della cultura di cui si nutre la società. Sesso, passioni e sentimenti sono strutture portanti del mondo in cui viviamo; espellerle dall’educazione scolastica, come si fa ora, ma anche confinarle in un recinto affidato …

Belém: un elefante nella stanza

Novembre 17, 2025 – 9:39 pm | Commenti disabilitati su Belém: un elefante nella stanza

C’è un elefante nella stanza della COP30 in corso a Belém, un tema escluso dall’ordine del giorno, ma capace di pregiudicarne gli eventuali risultati (comunque scarsi, ma non più che nelle 29 COP che l’hanno preceduta). Quell’elefante è la guerra. Tutti sanno che guerra e lotta per il clima sono incompatibili, ma nessuno osa parlarne. Il tema non è all’ordine del giorno. Nessuno lo …

Gaza e il clima

Ottobre 22, 2025 – 9:02 am | Commenti disabilitati su Gaza e il clima

Nei molti articoli di “geopolitica” sul futuro di Israele, della Palestina, dell’Ucraina, della Russia, dell’Europa, dell’Occidente, che ho avuto occasione di leggere manca un dato di fondo: come sarà il mondo dal punto di vista fisico, climatico, sociale, di qui a 10-20 anni? Avremo tempo e risorse per continuare a fare guerre, fabbricare armi sempre più micidiali, promuovere conflitti, oppure …

Tutti e tutto per Gaza

Ottobre 8, 2025 – 8:37 am | Commenti disabilitati su Tutti e tutto per Gaza

Mai si era vista, in Italia e forse nel mondo, una mobilitazione così ampia, diffusa e intensa come quella a cui assistiamo e partecipiamo in questi giorni per Gaza, per la Palestina, contro il genocidio, per la pace. È come se la rabbia e il disgusto per tutto quello che incombe, a lungo covata e compressa, sia improvvisamente e positivamente …

Il fallimento delle politiche verdi

Ottobre 8, 2025 – 8:33 am | Commenti disabilitati su Il fallimento delle politiche verdi

L’European Green Deal e gli Accordi di Parigi sul contenimento del riscaldamento climatico sono morti, uccisi dalla guerra e sepolti dalla spesa in armamenti e dalla conseguente militarizzazione della convivenza, mentre la crisi climatica e ambientale accelera la sua corsa. D’ora in poi la priorità spetterà alle misure di adattamento alle condizioni sempre più critiche che investiranno i territori e …

E adesso?

Settembre 22, 2025 – 9:53 pm | Commenti disabilitati su E adesso?

“Due Stati” o “ Un uno Stato unico” restano slogan senza futuro. Un’occasione per imboccare una strada nuova.

Oggi, 22 settembre, all’Assemblea Generale dell‘ONU, alcuni Stati importanti, tra cui Francia, Canada e Regno Unito (ma non l’Italia) hanno riconosciuto ufficialmente la Palestina, aggiungendosi ai 147 che lo hanno già fatto, e aderendo così alla soluzione dei due Stati. Ma è una …

Mezzo mondo come Gaza?

Giugno 29, 2025 – 4:38 pm |

Come sarà il mondo di domani? Gran parte di esso, oltre la metà, sarà come è adesso Gaza e come era stata, ormai quasi un secolo fa e oltre, gran parte della comunità ebraica europea. Si sta avverando la tremenda profezia di Primo Levi: è successo, può succedere ancora.

Intere popolazioni, giudicate superflue o dannose, si ritroveranno rinchiuse entro confini invalicabili, …

Quel deserto chiamato pace

Giugno 8, 2025 – 12:54 pm |

Si vis pacem para bellum: se vuoi la pace prepara la guerra. La pace di chi la persegue in questo modo non è altro che guerra. In questa sequenza: riarmo, guerra, vittoria, imposizione delle proprie condizioni al nemico vinto, oppure sterminio. Anche questo è uno dei tanti modi di chiamare la pace: Solitudinem faciunt, pacem appellant (Tacito), fanno un deserto …